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Basta inseguire i serpenti!



Immagina di essere morso da un serpente. Invece di fermarti a curare la ferita e a liberarti dal veleno, decidi di inseguirlo: vuoi capire perché ti ha morso, vuoi dimostrargli che non lo meritavi, vuoi che ti riconosca qualcosa. Ma intanto il veleno scorre nel tuo corpo, si diffonde, e mentre cerchi spiegazioni il dolore aumenta. Così spesso facciamo con le persone che ci feriscono: invece di concentrarci sulla guarigione, sprechiamo energie nel tentativo di ottenere da loro una validazione che non arriverà mai.

Ogni volta che torniamo sul perché, ogni volta che ci aggrappiamo a chi ci ha fatto del male nella speranza di un risarcimento emotivo, permettiamo al veleno di penetrare più a fondo. È come trattenere rancore pensando che l’altro ne pagherà il prezzo, quando in realtà siamo noi a consumarci. Più a lungo teniamo dentro quel veleno, più ci facciamo male da soli.

La guarigione vera comincia quando smettiamo di inseguire serpenti e iniziamo a guardare la ferita. Quando scegliamo di occuparci di noi, del nostro corpo, della nostra anima, invece che del motivo per cui l’altro ha colpito. Il perdono, in questo senso, non è un dono a chi ci ha fatto male: è un dono che facciamo a noi stessi. Perdonare significa scegliere la pace al posto della rabbia, la crescita al posto della catena dei rancori. Non significa accettare o giustificare il danno subito, ma liberarsi dal veleno che ci sta uccidendo piano piano.

È un atto di libertà: lasciare andare il serpente e curare la ferita. Non per dimenticare, ma per ricordare che la nostra vita vale più della sofferenza che ci è stata inflitta.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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