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L’Aura: i colori invisibili che raccontano chi siamo


C’è chi la chiama energia, chi campo elettromagnetico, chi semplicemente luce. L’aura è quella sottile vibrazione che circonda ogni essere vivente — una sorta di impronta luminosa che riflette il nostro stato interiore, fisico ed emotivo. Non è un’invenzione moderna: culture antiche come quella indiana, egizia e greca già parlavano di corpi di luce che si estendono oltre la materia. Anche l’arte sacra lo ha sempre saputo, dipingendo santi e divinità con aureole dorate, simbolo di una vibrazione elevata.

Ogni essere umano, animale e perfino le piante hanno un’aura. È il campo energetico che li avvolge, una danza costante di frequenze che mutano insieme al nostro stato d’animo. Quando siamo sereni, luminosi, in equilibrio, l’aura si espande e i colori si fanno chiari e vibranti. Quando invece viviamo stress, dolore o rabbia, tende a contrarsi, diventando più densa o spenta. Non esiste un colore “buono” o “cattivo”: ogni tonalità racconta un momento, un passaggio, una fase del nostro cammino.

Può cambiare, sì — e lo fa continuamente. L’aura non è fissa come un’impronta digitale, ma dinamica come il respiro. I suoi colori e la sua ampiezza si modificano in base all’energia vitale, ai pensieri, alle emozioni, persino all’ambiente in cui viviamo. Ci sono giorni in cui potremmo emanare luce dorata, altri in cui prevalgono sfumature blu o grigie: tutto riflette il dialogo tra il nostro mondo interiore e ciò che ci circonda.

Molte persone raccontano di percepirla anche senza strumenti, come una sensazione: qualcuno “vede” una luce intorno alle persone, altri la sentono come calore o vibrazione. È una sensibilità che può essere sviluppata con esercizi di osservazione e rilassamento visivo, imparando a guardare oltre il contorno fisico. Si può allenare la vista periferica, ammorbidire lo sguardo e notare un alone sottile, spesso biancastro o colorato, che vibra attorno al corpo. All’inizio può sembrare suggestione, ma con il tempo diventa percezione reale, una forma di intuizione visiva.

Negli anni ’70 la cosiddetta fotografia Kirlian ha reso tangibile ciò che prima era solo percepito. Questo metodo, basato su scariche ad alta frequenza, permette di catturare l’immagine dell’aura su pellicola. Oggi esistono versioni moderne digitali: in alcuni centri olistici si può richiedere la “foto dell’aura”, che mostra il profilo energetico e i colori prevalenti in quel momento. È curioso sapere che personaggi famosi come Nikola Tesla, Steve Jobs o la stessa Madre Teresa sono stati oggetto di ricerche o fotografie a tema aurico, e pare che la loro energia mostrasse tonalità molto intense — rispettivamente blu elettrico, arancio e dorato.

Ogni colore ha un significato simbolico, anche se l’aura raramente è monocromatica: può presentare più strati e sfumature.

  • Bianco: purezza, connessione spirituale, apertura.

  • Viola: intuizione, ispirazione, sensibilità artistica.

  • Blu: calma, empatia, comunicazione sincera.

  • Verde: equilibrio, guarigione, capacità di rinnovarsi.

  • Giallo: creatività, chiarezza mentale, gioia.

  • Arancione: vitalità, entusiasmo, magnetismo personale.

  • Rosso: forza, radicamento, energia fisica.

  • Grigio o marrone: stanchezza, confusione, blocchi temporanei.

L’aura può anche espandersi o contrarsi: più la persona è centrata e in armonia, più il campo si estende. In alcuni momenti di profonda pace interiore, può arrivare a tre metri di raggio. Negli animali questo campo è ancora più puro: riflette le emozioni immediate, l’istinto e la connessione naturale con la vita. Un cane o un gatto felice, ad esempio, emette un’aura stabile e calda, spesso tendente al giallo o al verde.

Si può modificare la propria aura? Sì — non artificialmente, ma attraverso il lavoro su sé stessi. Meditazione, respirazione, alimentazione equilibrata, musica, contatto con la natura, uso di cristalli e pratiche come Reiki o yoga aiutano a riequilibrare il campo energetico. Anche i pensieri influiscono in modo diretto: ogni emozione, parola o intenzione modifica la qualità della luce che portiamo.

A volte incontriamo persone che ci fanno sentire improvvisamente allegri o tranquilli: è la loro aura che entra in risonanza con la nostra. Altre volte, invece, sentiamo pesantezza o disagio: è un’incompatibilità energetica. Imparare a riconoscerlo è una forma di protezione sottile, una consapevolezza che ci guida a scegliere le persone e i luoghi in cui restare.

Io non ho mai avuto una sensibilità visiva tale da “vedere” le auree, eppure ho sempre creduto che esistano forme di percezione più delicate, che passano oltre gli occhi. Ricordo una persona che ho conosciuto tempo fa: praticava meditazione, yoga, massaggi, era preparato, affascinante, gentile, con un lavoro stabile e molte passioni. Tutto, in apparenza, lo rendeva la persona ideale — presente, interessante, persino magnetica. Eppure, nonostante la mente dicesse “è perfetto”, qualcosa dentro di me restava in allerta. Ogni volta che gli stavo vicino sentivo intorno a lui una pesantezza scura e spessa, come se l’aria stessa diventasse densa. Non riuscivo a spiegarlo, ma quella sensazione mi teneva a distanza. Non era paura, né diffidenza: era un istinto profondo, un campanello silenzioso che diceva “stai attenta”.

Abbiamo provato a frequentarci: cene, cinema, momenti semplici. Ma ogni volta che cercava un contatto — una mano, un abbraccio — il mio corpo reagiva da solo, si chiudeva, si ritraeva con dolcezza ma con fermezza. Finché un giorno, in coda al cinema, davanti a decine di persone, è esploso. Urla, accuse, rabbia improvvisa. Una scena tanto assurda quanto rivelatrice. In quell’istante, mentre lo guardavo perdere il controllo, ho capito che quella “cappa scura” che percepivo era reale. Non potevo vederla con gli occhi, ma il mio corpo l’aveva riconosciuta da subito.

Quell’esperienza mi ha insegnato qualcosa di prezioso: che il nostro campo energetico parla anche quando restiamo in silenzio. E che, a volte, la nostra sensibilità — quella che tende a essere scartata come “troppa intuizione” — è la forma più antica e vera di protezione. Forse non ho visto la sua aura nel senso classico, ma l’ho sentita, e quella percezione mi ha salvata da una relazione potenzialmente tossica.

Da allora ho imparato a dare fiducia a quelle percezioni intuitive, quelle che non sempre sappiamo spiegare ma che spesso hanno ragione. Perché l’energia non mente mai, anche quando le parole sì.

Forse l’aura non è solo ciò che si vede, ma ciò che si sente nell’incontro con l’altro: una vibrazione, un richiamo, un silenzio che parla. È la somma invisibile di ciò che siamo, di ciò che viviamo, di ciò che ancora non abbiamo detto. E quando impariamo ad ascoltarla davvero — negli altri e in noi stessi — cominciamo a riconoscere la verità che ci abita, quella che nessuno può nascondere.

Alla fine credo che l’aura sia un linguaggio silenzioso, un riflesso di ciò che siamo in un determinato momento. Non serve possedere poteri straordinari per percepirla: basta presenza, sensibilità e la volontà di guardare oltre. In fondo, siamo tutti fatti di luce, e questa luce cambia con noi, giorno dopo giorno, come una mappa viva della nostra anima.


Se questo tema ti risuona e senti di voler approfondire, ti lascio alcuni articoli che possono accompagnarti nel tuo cammino interiore:


Se desideri approfondire il tema dei corpi energetici e comprendere meglio come aura, chakra e centri sottili interagiscono tra loro, ti consiglio un testo illuminante:


👉 Centri e corpi sottili di Omraam Mikhaël Aïvanhov – un viaggio affascinante attraverso i livelli più sottili dell’essere, per imparare a percepire e armonizzare le energie che ci abitano.


Con presenza, ascolto e amore, Adel


 
 
 

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