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Conosci te Stesso


Tra tutte le frasi lasciate in eredità dalla filosofia antica, poche hanno la forza e la semplicità di quelle due parole scolpite sul tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso”. Socrate le ripeteva come un invito a non smettere mai di interrogarsi. Non è un’esortazione teorica, ma un compito quotidiano, un lavoro silenzioso che dura tutta la vita.

Conoscere se stessi non significa compilare un elenco di pregi e difetti, ma osservare con sincerità ciò che si muove dentro: desideri, paure, convinzioni, ferite. Significa smascherare le illusioni che ci raccontiamo per sentirci al sicuro, ma che spesso ci allontanano dalla verità. È un cammino scomodo, perché a volte incontriamo parti di noi che preferiremmo ignorare. Ma è proprio lì che inizia la libertà: quando non dobbiamo più fuggire da ciò che siamo.

In un mondo che ci spinge a correre, a confrontarci, a misurarci con gli altri, tornare a se stessi diventa un atto rivoluzionario. Ogni volta che ci fermiamo a chiederci “perché reagisco così?”, “cosa sto cercando davvero?”, facciamo un passo verso quella conoscenza. È un lavoro silenzioso, invisibile agli altri, ma che cambia tutto: perché chi conosce se stesso smette di essere schiavo delle opinioni altrui.

Forse è questa la vera eredità di quella frase: ricordarci che non esiste conoscenza più alta di quella che ci mette in dialogo con noi stessi. Ed è un compito che non ha fine, perché l’essere umano è un mistero che si svela poco a poco. Ma ogni passo in quella direzione è un ritorno a casa, un avvicinarsi al centro più autentico del nostro essere.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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