Dark Empathy
- Leda Cazzarò

- 22 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Siamo abituati a pensare all’empatia come a una virtù luminosa: la capacità di sentire ciò che prova l’altro, di immedesimarsi nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. Ma esiste anche un lato oscuro di questa qualità, ed è ciò che oggi viene chiamato empatia scura. Non è l’assenza di empatia, come nel caso di alcuni tratti narcisistici o psicopatici, ma la sua distorsione: la capacità di comprendere gli altri non per aiutarli, ma per manipolarli.
Chi possiede empatia scura non è insensibile, anzi: sa cogliere con finezza i punti deboli, le vulnerabilità, le emozioni nascoste. Ma invece di usare questa sensibilità per offrire sostegno, la utilizza come arma. È la persona che sa esattamente cosa dire per farti sentire in colpa, che legge i tuoi silenzi e li trasforma in leve per controllarti, che sembra intuirti profondamente ma solo per tenerti nella sua rete.
Non bisogna pensare a figure demoniache o mostruose: spesso l’empatia scura si manifesta in modo sottile, quotidiano. È un collega che conosce i tuoi limiti e li sfrutta, un partner che usa le tue paure per farti rimanere, un amico che ti studia per poi ribaltare sempre le situazioni a suo favore. Sono persone che si muovono nell’ombra delle relazioni, e proprio perché comprendono gli altri più della media, sanno come colpire senza farsi vedere.
Il rischio più grande è che all’inizio sembrino le persone ideali: attenti, presenti, capaci di leggerti dentro. Solo con il tempo ci si accorge che quella sensibilità non porta nutrimento, ma svuotamento. Perché ogni parola, ogni gesto, è finalizzato al loro vantaggio.
Come difendersi? Prima di tutto riconoscendo che l’empatia non è sempre sinonimo di bontà. Può diventare un coltello a doppio taglio. Poi imparando ad ascoltare i segnali: se dopo un incontro ci sentiamo sistematicamente in colpa, manipolati, stanchi, forse non siamo davanti a un’empatia luminosa. Proteggere i confini interiori, imparare a dire no, non concedere sempre spiegazioni: sono i primi antidoti a chi usa la propria sensibilità come arma.
L’empatia scura ci ricorda che ogni dono può trasformarsi in potere distruttivo se non è accompagnato da coscienza e responsabilità. La vera empatia non è solo sentire l’altro, ma scegliere di onorare quel sentire per costruire, non per distruggere. E forse il compito di ciascuno di noi è proprio questo: distinguere tra chi ci comprende per sostenerci e chi ci comprende per controllarci. Perché entrambi sembrano vicini, ma solo uno ci fa crescere.
Con presenza, ascolto e amore, Adel
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