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Dimmi come ceni e ti dirò chi sei


Se davvero volessimo conoscere chi è una persona, forse non basterebbe un test psicologico, né una lunga intervista. A volte basta sedersi a tavola insieme. Perché a una cena non c’è fuga: i gesti, le scelte, i silenzi e le parole rivelano più di mille dichiarazioni. La maniera di attendere dice molto della pazienza e della cortesia; il modo di chiedere rivela sensibilità o arroganza. Ciò che scegli da bere svela passioni, desideri, inclinazioni nascoste. La semplicità o la complessità del piatto che ordini raccontano il tuo rapporto con il piacere, con l’essenziale o con l’eccesso.

Un piatto diventa un ritratto. Non tanto per ciò che contiene, ma per il modo in cui lo vivi. Come servi o ti servi, come condividi o trattieni, dice più di te di quanto potresti spiegare a parole. La conversazione a tavola è uno specchio della qualità della tua compagnia, della tua capacità di ascolto e di dialogo. E poi arriva il momento della chiusura: pagare il conto, lasciare o meno una mancia. Lì emergono il senso della generosità, il rispetto per il lavoro degli altri, la tua concezione di giustizia e riconoscenza.

In una tavola imbandita siedi tu e, insieme a te, siedono anche i tuoi fantasmi: le tue abitudini, i tuoi valori, i tuoi limiti, i tuoi desideri nascosti. Puoi raccontare di te ciò che vuoi, puoi costruire un’immagine di chi sei, ma a cena tutto si rivela con semplicità. Forse per questo, da sempre, condividere un pasto è stato uno dei gesti più sacri e intimi: perché non è soltanto nutrirsi, è mostrarsi, è rivelarsi, è aprire la porta del proprio mondo interiore senza nemmeno accorgersene.

Così, più che nei test o nelle maschere quotidiane, conosciamo davvero le persone nei piccoli gesti che compiono quando credono di essere semplicemente a cena.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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