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Il limite che mi appartiene


In una qualsiasi relazione — di coppia, d’amicizia, familiare o professionale — c’è una verità scomoda che prima o poi impariamo: non posso dirti cosa fare. Non posso controllare le tue scelte, i tuoi modi, le tue reazioni. Non è lì che sta la mia forza.

Il limite allora non è su di te, ma su di me. Sul mio spazio interiore, su ciò che scelgo di permettere, di accettare, di continuare a sopportare. Non posso cambiare l’altro, ma posso cambiare me stessa.

Se mi pesa aspettare, non aspetto. Se urli, non resto.Se qualcosa mi dà fastidio, mi fermo. Se qualcosa mi ferisce, me ne vado.

Non perché io sia dura o insensibile, ma perché ho imparato che il confine non è nel tentativo di piegare l’altro a ciò che desidero: è nel rispetto profondo di me stessa.

Il limite non è un muro che innalzo per respingerti. È un cerchio che traccio attorno al mio cuore per ricordarmi cosa custodire, cosa difendere, cosa non lasciare oltrepassare. E in questo cerchio c’è la mia libertà: la libertà di scegliere ogni giorno come stare, dove restare e quando andare.

Testimonianza 1 – Chiara, 34 anni: “Ho passato anni a chiedergli di cambiare: di smettere di alzare la voce, di avere più attenzioni, di rispettare i miei tempi. Ogni volta mi dicevo che prima o poi sarebbe successo, che il mio amore sarebbe bastato. Poi ho capito che stavo solo consumando me stessa. La svolta è stata piccola ma enorme: un giorno, davanti all’ennesima urla, ho preso la borsa e sono uscita. Non è stata una fuga: è stata una scelta. Ho smesso di combattere per cambiare lui e ho iniziato a prendermi cura di me.”

Testimonianza 2 – Marco, 42 anni: “Con mia madre i confini non erano mai chiari: decideva lei per tutto, anche da adulto. Per anni ho cercato di spiegarle, di convincerla che dovevo avere il mio spazio. Non cambiava nulla. Allora ho fatto la cosa più difficile: ho smesso di spiegarle e ho iniziato a scegliere io. Ho posto limiti concreti: chiamate solo in certi orari, visite concordate. Non è stato facile, ma adesso respiro. Ho capito che amare non significa permettere tutto, significa anche dire no.”

Le testimonianze ci ricordano che cambiare l’altro non è possibile, ma cambiare la relazione con noi stessi sì. Ognuno di noi ha il diritto — e la responsabilità — di imparare a riconoscere il proprio limite e onorarlo.

L'illusione del se io cambio lui/lei cambierà si dissolve quando realizziamo che il potere che abbiamo non è quello di riscrivere l’altro, ma di scegliere quanto e come restare. È un atto di maturità, ma soprattutto di amore verso di sé.

E allora, la prossima volta che senti di oltrepassare il tuo confine, ricordati: il limite non è punizione, è protezione. È il luogo in cui nasce il rispetto autentico, prima per te stessa, poi per gli altri.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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