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Il seme di Atena


Nell’antichità, quando una città veniva fondata, non si trattava soltanto di costruire mura e case: bisognava scegliere quale divinità avrebbe protetto quella comunità, quale energia avrebbe vegliato sul destino collettivo. La leggenda racconta che ad Atene si trovassero davanti a una scelta: da un lato Poseidone, signore dei mari, che offriva una fonte d’acqua salata come simbolo di dominio e potere; dall’altro Atena, dea della saggezza, che donava un seme di olivo, promessa di frutti duraturi, di pace, di nutrimento e di radici. Gli uomini votarono per Poseidone, le donne per Atena, e la vittoria andò alla dea grazie a una sola voce in più. Poseidone, incapace di accettare l’esito, inondò la città e molte donne morirono. Da quel dolore nacque la giustificazione mitologica per togliere alle donne il diritto di voto: erano state loro, con la loro scelta, a “sbagliare”.

Se leggiamo questa storia con occhi moderni, non possiamo fermarci al racconto letterale. I miti non vanno presi come cronaca, ma come linguaggio simbolico che riflette dinamiche interiori e collettive. Atena e Poseidone rappresentano due forze opposte: il potere della forza bruta, dell’espansione e del dominio contro il potere silenzioso della saggezza, della conoscenza e della crescita lenta. Le donne, votando per Atena, hanno incarnato la capacità di vedere oltre l’apparenza, scegliendo non ciò che brilla di più nell’immediato ma ciò che radica, nutre e sostiene a lungo. La punizione che segue mostra come, per secoli, la voce femminile sia stata repressa, eppure il mito conserva intatta la verità: la nascita di Atene fu segnata non dal mare impetuoso, ma dal seme dell’olivo, che ancora oggi è simbolo di pace e prosperità.

Da un punto di vista psicologico, questa leggenda ci parla della tensione che abita dentro ciascuno di noi. Quante volte, nella vita, ci troviamo a scegliere tra ciò che promette risultati immediati, potenti, spettacolari – come l’acqua di Poseidone – e ciò che invece chiede tempo, cura, fiducia – come il seme di Atena? La nostra parte più impaziente vorrebbe tutto e subito, ma è la parte saggia, spesso più silenziosa, a offrirci la vera stabilità. Le donne del mito non hanno scelto a caso: hanno ascoltato un sapere antico, quello che riconosce che la vita non si costruisce con le ondate di potere ma con i gesti quotidiani che danno frutto.

Spiritualmente, questo mito ci ricorda che le voci soffocate non spariscono mai davvero. Anche quando il potere maschile dell’epoca cercò di cancellare la voce delle donne, il segno della loro scelta rimase inciso nella storia: Atene porta ancora oggi il nome della dea che esse vollero come protettrice. È la prova che ciò che nasce dall’intuizione profonda non può essere cancellato. Ogni volta che un olivo cresce, ogni volta che scegliamo la via della saggezza invece di quella della forza cieca, stiamo ripetendo, inconsapevolmente, quella stessa scelta.

Forse la vita ci pone sempre la stessa domanda: vogliamo seguire Poseidone o vogliamo seguire Atena? Vogliamo inseguire il potere immediato o coltivare un seme che richiede tempo ma che darà radici, nutrimento e pace? Il mito ci insegna che, anche se il mondo può punire le scelte scomode, esse lasciano un’impronta indelebile. E forse oggi è il momento di restituire voce a ciò che per secoli è stato messo a tacere: la saggezza silenziosa, profonda e fertile che abita dentro di noi, e che non appartiene solo alle donne, ma a chiunque sappia guardare oltre l’illusione del potere e scegliere l’olivo invece della tempesta.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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