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La stanza sacra: come creare uno spazio energetico in casa

Aggiornamento: 26 ago 2025

C’è un momento, nel cammino di ogni anima in ascolto, in cui si sente il bisogno di un rifugio. Un luogo che non sia solo fisico, ma che custodisca un’intenzione, una soglia invisibile tra il fuori e il dentro. Una stanza — anche minuscola, anche solo simbolica — dove poter smettere di spiegare, di correre, di contenere. Dove poter semplicemente essere.

Spesso cerchiamo pace nei luoghi esterni: una natura incontaminata, un tempio antico, una casa lontana. Ma la verità più semplice, e forse anche la più dimenticata, è che il sacro può cominciare nel luogo più intimo che abbiamo: la nostra casa. E da lì, scendere in noi.

Creare uno spazio energetico non significa trasformare la casa in un santuario esotico. Significa dare forma visibile alla nostra interiorità, offrire al corpo e all’anima un luogo riconoscibile dove potersi posare. Non è importante quanto sia grande lo spazio, ma quanto è autentica l’intenzione con cui lo abiti. Un angolo nella stanza da letto, un piccolo tavolo vicino alla finestra, un tappeto accanto al divano possono diventare soglie. Portali. Luoghi vivi.

Nel tempo, quello spazio inizia a trattenere qualcosa. Una vibrazione. Un silenzio. Un ritmo diverso. Come se anche la materia – le candele, i cristalli, i libri, le carte, il pendolo, un oggetto ereditato, una pianta che cresce – si disponesse in ascolto. Non si tratta di decorare, ma di ricordare. Ricordare chi siamo, ogni volta che ci sediamo lì, che accendiamo una fiamma, che respiriamo con consapevolezza o semplicemente lasciamo il mondo fuori per un attimo.

Il luogo sacro non è fatto di oggetti, ma di presenza. È la qualità del tempo che ci concediamo, la profondità dello sguardo che rivolgiamo verso l’interno. Può essere lo spazio dove leggere i Tarocchi, meditare, scrivere nel diario dell’anima, ascoltare una musica che cura, o restare in silenzio. A volte, basta solo questo: tacere per sentirsi di nuovo interi.

Quando entri in quella zona, che sia ogni giorno o solo quando puoi, qualcosa cambia. Il corpo rallenta. Il cuore si apre. E ciò che prima era confuso si distende, come una nebbia che si alza piano. Non sempre arrivano risposte. Ma arriva una qualità diversa di respiro. Arriva la sensazione che, anche se fuori è tutto incerto, dentro qualcosa sa. Qualcosa tiene. Qualcosa ricorda.

In quel piccolo luogo, puoi appoggiare il peso della giornata. Puoi chiedere consiglio alle carte. Puoi tenere tra le mani il pendolo e domandare: “Dove sono, davvero, ora?”E puoi anche non fare nulla, se non stare.

La stanza sacra non è un privilegio. È un diritto dell’anima. È un ritorno. E quando ti siedi lì, anche solo per pochi minuti, stai dicendo a te stessa che la tua interiorità conta. Che il tuo sentire ha valore. Che la tua verità merita uno spazio, nella casa e nella vita.

E se non sai da dove cominciare, inizia così: scegli un angolo che ti fa sentire bene. Portaci un oggetto che ami. Appoggiaci una candela. Siediti. Respira. Il resto verrà da sé. Perché quando si apre uno spazio con amore, l’anima lo riconosce. E ci entra.


Con presenza, ascolto e amore, Adel


 
 
 

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