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La tavola Ouija

Aggiornamento: 27 set 2025


La tavola Ouija è forse uno degli strumenti più affascinanti e controversi della storia dell’occulto. Nata nell’Ottocento come gioco da salotto, divenne presto un oggetto carico di mistero: una tavola di legno con lettere, numeri e simboli, accompagnata da un piccolo cursore mobile, il planchette. La promessa era semplice e inquietante: muovendo le mani sul cursore, le presenze invisibili avrebbero guidato le lettere per comporre parole e messaggi.

Per alcuni era solo suggestione, per altri una prova del contatto con il mondo dei morti. Non a caso la sua fama crebbe in un’epoca in cui lo spiritismo era in auge, quando uomini e donne di ogni ceto sociale si riunivano in salotti immersi nella penombra per evocare voci dall’aldilà. La Ouija diventò il simbolo di quella sete di oltre, di quella voglia di dialogo con chi non c’era più.

Eppure, pochi strumenti hanno diviso tanto quanto questa tavola. Alcuni raccontano esperienze intense: messaggi precisi, rivelazioni inaspettate, sensazioni di presenze reali. Altri ricordano paure improvvise, porte aperte a energie pesanti e difficili da controllare. Perché il rischio della Ouija è proprio questo: non si sceglie chi risponde. Non ci sono garanzie, non ci sono filtri. Non si tratta di tarocchi, oracoli o rune — simboli che riflettono l’inconscio e l’energia personale — ma di un varco che, secondo molti, può richiamare voci ingannevoli tanto quanto messaggi autentici.

C’è chi la considera un semplice gioco psicologico: il movimento del planchette spiegato dall’effetto ideomotorio, quei micro-movimenti inconsci che compongono parole senza che ce ne accorgiamo. Ma anche qui, la suggestione ha un potere enorme: ciò che crediamo vero spesso diventa esperienza tangibile, e non importa se la spiegazione è spirituale o psicologica, l’effetto sulla nostra mente resta fortissimo.

Avere una Ouija nel cassetto, come un oggetto curioso, non è un problema. Esistono versioni moderne anche ben rifinite, come questa tavola Ouija in legno con planchette, pensata come gioco da tavolo e oggetto da collezione. Ma usarla richiede consapevolezza. Non tanto perché “funzioni” in senso magico automatico, ma perché evoca emozioni intense, paure profonde, sensazioni che possono lasciare strascichi. Molti consigliano di non aprire mai la porta a cuor leggero, di non usarla come passatempo, e soprattutto di non farlo da soli.

Forse la vera lezione della tavola Ouija è questa: ci ricorda quanto desiderio abbiamo di dialogare con l’invisibile, e quanto sottile sia il confine tra gioco e mistero. È uno strumento che ci mette davanti a una domanda universale: quanto siamo pronti ad ascoltare ciò che non possiamo controllare?


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Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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