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La violenza reattiva: quando ti fanno esplodere per poi darti la colpa


Ti è mai capitato di sentirti provocato, ignorato, deriso, fino a quando non ce la fai più ed esplodi? E subito dopo, come in un copione già scritto, la colpa diventa tua. Non importa quante volte tu abbia spiegato che non ti piace essere trattato in quel modo, non importa quanta pazienza tu abbia avuto: alla fine sei tu quello accusato di essere eccessivo, aggressivo, instabile. Questo è il meccanismo della violenza reattiva, una delle armi preferite di chi vive di manipolazione e controllo. Non è un caso che spesso emerga in personalità narcisistiche: loro sanno con precisione quali corde toccare, quali parole usare per spingerti oltre il limite, quale silenzio infliggere per farti sentire invisibile. E quando finalmente reagisci, hanno esattamente quello che volevano: la scena perfetta in cui sei tu a sembrare il problema.

Il primo passo per liberarsi da questa dinamica è dare un nome al gioco. Sapere che si tratta di violenza reattiva cambia tutto: smetti di pensare che sia colpa tua, smetti di chiederti ossessivamente se sei esagerato o sbagliato. Dare un nome significa riconoscere che c’è una strategia, che non sei tu a inventarti le cose, che il copione che vivi si ripete perché qualcuno lo sta scrivendo di proposito. Questo riconoscimento è già un atto di potere, perché ridà voce alla tua realtà.

Il secondo passo è togliere loro il bottone da premere. Non significa rassegnarsi o subire, ma negare al manipolatore l’alimento che cerca: la tua reazione. Qui diventa utile la tecnica della pietra grigia. Essere pietra grigia non vuol dire non provare emozioni, ma non lasciarle in pasto a chi vuole usarle contro di te. Risposte brevi, neutrali, senza drammi, senza spiegazioni infinite. Una calma che non è debolezza, ma scelta consapevole. È come chiudere la finestra quando fuori c’è vento: il vento esiste lo stesso, ma non ti travolge più.

Il terzo passo è impostare limiti chiari. Non gridati, non urlati, non minacciosi. Fermi. Decisi. Un “se mi manchi di rispetto, interrompo la conversazione” vale più di mille discussioni. È difficile perché tocca la paura più grande: quella di perdere la relazione. Ma un confine sano non rompe i rapporti, li purifica. Chi ti ama davvero impara a rispettarlo. Chi invece voleva solo il tuo silenzio o la tua sottomissione, si allontanerà da solo.

Il quarto passo è cercare testimoni di realtà. Le vittime di manipolazione finiscono spesso intrappolate in un circolo di dubbi. “Sono io che esagero? È davvero così grave? Forse sono troppo sensibile.” Parlare con una persona fidata, con un terapeuta, con un gruppo di sostegno, significa rimettere i piedi a terra. Significa avere qualcuno che ti guarda da fuori e ti dice: no, non sei pazzo, quello che stai vivendo è reale. Questa conferma esterna è fondamentale per non crollare nel gaslighting (una forma di manipolazione psicologica in cui l’altro ti fa dubitare della tua memoria, delle tue percezioni e della tua stessa sanità mentale), per non perdere il contatto con la verità.

Il quinto passo è proteggere il tuo spazio. Quando ti accorgi che la manipolazione è costante e corrosiva, che non si tratta di un episodio isolato ma di un modello che si ripete, allora devi fare una scelta. Proteggere te stesso significa anche allontanarti, se necessario. Non sempre si può, non sempre subito, ma la direzione deve essere chiara: nessuna relazione vale la tua pace mentale, nessun legame giustifica la perdita della tua libertà interiore. Protezione significa anche costruire nuove abitudini, coltivare la calma, circondarti di persone che ti nutrono invece che svuotarti.

La violenza reattiva non dice nulla di negativo su di te, ma tutto su chi la mette in atto. Non sei tu quello instabile, sei tu quello trascinato in un gioco sporco da cui è difficile uscire. Ma si può uscire. Con consapevolezza, con limiti, con la decisione di non offrire più la tua energia a chi la vuole consumare. Ogni volta che riconosci il meccanismo, ogni volta che scegli di non reagire come previsto, ogni volta che proteggi i tuoi confini, stai rompendo il copione. E piano piano, torni a scrivere la tua storia con le tue mani.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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