Lucky Girl Syndrome
- Leda Cazzarò

- 22 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Negli ultimi mesi si parla molto del Lucky Girl Syndrome: l’idea che, se credi davvero di essere fortunata, la vita inizierà a darti prove di quella fortuna. È una versione moderna e virale della legge di attrazione, raccontata in un linguaggio semplice e immediato. Giovani donne sui social ripetono frasi come “sono la ragazza più fortunata del mondo” e, poco dopo, raccontano coincidenze favorevoli, incontri inattesi, opportunità arrivate quasi dal nulla.
A prima vista può sembrare una moda leggera, quasi ingenua. In realtà dietro c’è un principio antico: il pensiero plasma la percezione. Se credi che il mondo ti sia nemico, vedrai solo ostacoli; se credi che la vita ti apra strade, noterai possibilità che prima ignoravi. Non è magia nel senso infantile del termine, è il potere dell’attenzione. Dove rivolgi lo sguardo, lì cresce la realtà.
Certo, il rischio è trasformare tutto in un’illusione narcisistica: pensare che basti ripetersi “sono fortunata” per cancellare ogni dolore, ogni ingiustizia. Questo sarebbe pericoloso, perché porterebbe a colpevolizzare chi soffre: se non sei fortunato, allora è colpa tua. Ma la verità è più sottile: il Lucky Girl Syndrome funziona come una lente, non come una bacchetta magica. Non crea la fortuna dal nulla, ma ti permette di incontrarla più spesso perché sei predisposta a riconoscerla.
Ciò che rende questa tendenza interessante è che porta le persone, soprattutto i più giovani, a riscoprire il valore di credere in se stessi. Ripetersi frasi positive non cambia le leggi del cosmo, ma cambia la nostra energia interiore, e di conseguenza il modo in cui affrontiamo il mondo. Una ragazza che entra a un colloquio dicendo a se stessa “sono fortunata” non ha scacciato ogni sfida, ma ha generato un atteggiamento diverso: più fiducia, più apertura, più magnetismo.
In fondo, il Lucky Girl Syndrome ci ricorda che il dialogo interiore non è neutro: ogni parola che ripetiamo dentro di noi costruisce una realtà. Possiamo scegliere se nutrirci di convinzioni che ci bloccano, oppure di pensieri che ci aprono. Non si tratta di negare la fatica, ma di non permettere alla fatica di diventare l’unica narrazione.
Forse la vera lezione è questa: non siamo “fortunate” perché la vita ci regala sempre ciò che vogliamo, ma perché impariamo a leggere i segni, ad accorgerci delle possibilità, a vedere l’aiuto nascosto negli eventi. La fortuna, allora, non è privilegio di pochi, ma un atteggiamento che possiamo coltivare giorno dopo giorno, scegliendo di guardare con occhi nuovi.
Con presenza, ascolto e amore, Adel
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