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Non sono fragile, sono delicata


Non sono fragile, sono tremendamente delicata. E la differenza è enorme. La fragilità si rompe facilmente, la delicatezza invece percepisce ogni cosa con intensità, vibra, sente e trasforma. Dentro di me convivono due estremi: la forza che mi permette di organizzare una battaglia e la sensibilità che mi fa piangere se qualcuno mi grida contro. Non è incoerenza, non è debolezza: è la verità della mia natura. Una fortezza che non ha paura di mostrarsi permeabile, un cuore capace di resistere e, allo stesso tempo, di lasciarsi toccare.

Il problema è che spesso gli altri non sanno leggere questa dualità. Viviamo in un mondo che semplifica e incasella: se sei gentile ti considerano ingenuo, se sei silenzioso credono che tu non abbia nulla da dire, se sei delicato pensano che tu sia fragile. Ma non è così. La gentilezza non è stupidità, è una scelta consapevole di non rispondere con la stessa durezza che ricevi. Il silenzio non è mancanza di idee, è discernimento: scegliere di parlare solo quando hai qualcosa che vale la pena condividere. La delicatezza non è fragilità, è il coraggio di vivere senza corazze, sentendo tutto.

Spesso mi accorgo che la gente confonde la calma con la debolezza. Eppure la calma è la forma più alta di forza: solo chi ha davvero padronanza di sé può restare saldo anche quando tutto intorno vacilla. Lo stesso vale per la sensibilità: non è un difetto, ma una potenza interiore che ti permette di percepire sfumature invisibili agli altri. Chi sente profondamente, soffre di più forse, ma ama anche di più, crea di più, comprende di più.

Essere delicati significa avere una pelle sottile che avverte ogni cosa, ma dietro quella pelle c’è un cuore che non si spezza. Essere forti non significa essere di pietra, ma avere radici abbastanza profonde per sopravvivere alle tempeste. Ci sono persone che parlano poco e vengono sottovalutate, ma in quel silenzio spesso maturano i pensieri più chiari e le decisioni più sagge. Ci sono persone che piangono facilmente e vengono etichettate come deboli, ma quelle lacrime sono segno di un’umanità viva che non ha paura di mostrarsi.

Io stessa cado spesso nella trappola di credere che la mia delicatezza mi renda più fragile, che la mia vulnerabilità sia un limite. Ma ogni volta mi ricordo che non è così: sono due facce della stessa medaglia. È proprio la mia sensibilità che mi permette di essere forte, perché senza di essa sarei solo una corazza vuota. Ed è la mia forza che protegge la mia delicatezza, impedendo che si trasformi in fragilità.

La verità è che non dobbiamo scegliere tra essere forti o delicati, tra essere gentili o assertivi, tra essere silenziosi o chiari. Possiamo essere tutto questo insieme. Le contraddizioni non ci rendono incoerenti, ci rendono umani. E forse è proprio lì, in quell’apparente paradosso, che abita la nostra bellezza più autentica.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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