Questo non è amore...
- Leda Cazzarò

- 21 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

La codipendenza non è amore. Chi ti ferisce non ti ama, e proprio per questo tu non puoi chiamare amore il sentimento che provi verso chi ti lascia soffrire. C’è una storia che lo spiega meglio di mille definizioni. Si racconta di una principessa che viveva in un palazzo: era desiderata da tutti, ammirata come la più grande delle conquiste. Un giorno dichiarò che si sarebbe sposata solo con l’uomo capace di passare cento giorni e cento notti sotto al suo balcone, senza muoversi. Un plebeo accettò la sfida e si mise lì, giorno e notte, sotto la pioggia e il sole, tra il caldo e il freddo, tra malattie e stanchezza. La principessa usciva ogni giorno, lo vedeva, ma non cambiava nulla. Passarono settimane e mesi, fino a quando arrivò il giorno fatidico. Tutto il villaggio era lì a guardare: mancavano solo poche ore al compimento della prova. E proprio allora, quell’uomo si alzò, si scrollò la polvere di dosso e se ne andò. La folla lo guardò incredula: “Sei pazzo? Hai resistito cento giorni e cento notti, hai sopportato tutto. Ti mancava solo un’ora per avere la principessa, come puoi rinunciare adesso?” Ma lui rispose: “Qualcuno che può guardarmi soffrire così tanto senza muovere un dito per evitarmi un’ora in più di dolore, non mi merita.”
Quella non fu debolezza, ma forza. Quello fu amor proprio. Se fosse rimasto, sarebbe stato codependente: avrebbe confuso sacrificio e dolore con amore, avrebbe creduto che l’umiliazione fosse prova di fedeltà. Ma l’amore vero non chiede di sopportare tormenti infiniti. L’amore vero non resta indifferente alla sofferenza dell’altro. Se una persona ti vede piangere e non fa nulla per asciugarti le lacrime, se sa che sei in ansia e non si prende neppure il tempo di inviarti un messaggio per darti pace, se sa che hai ferite profonde e non si cura di proteggerti neppure con un gesto semplice, quella persona non ti ama. Non importa quante parole usi, non importa quanto fascino eserciti: se non si preoccupa di non farti male, allora non merita di stare accanto a te.
Eppure molti di noi restano. Restano per paura della solitudine, restano per la speranza che domani sarà diverso, restano perché hanno confuso il dolore con la prova più grande dell’amore. Questa è la trappola della codependenza: credere che se sopportiamo abbastanza, prima o poi verremo premiati. Ma la verità è che l’amore non è una prova di resistenza. L’amore non ti lascia sotto a un balcone a congelare il cuore. L’amore è reciprocità, è cura, è la volontà di proteggere e non di lasciare soffrire.
Questa storia ci ricorda una verità semplice: chi non può evitarti una lacrima, non merita il tuo sorriso. Chi non può alleviare il tuo dolore, non è la persona giusta per costruire la tua pace. Il vero amore non nasce dall’umiliazione né dall’abbandono. Nasce dall’amor proprio, dalla capacità di dire “basta” anche dopo cento giorni e cento notti di attesa. Nasce dalla forza di camminare via, anche quando tutti ti dicono di restare.
Con presenza, ascolto e amore, Adel
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