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Stimming


Ci sono gesti che facciamo senza pensarci troppo: tamburellare le dita sul tavolo, dondolarci sulla sedia, rigirare una ciocca di capelli, strofinare il pollice contro l’unghia. Sono movimenti ripetitivi, spesso piccoli, quasi invisibili agli altri. Eppure hanno un ruolo fondamentale: ci calmano, ci riportano al corpo, ci aiutano a gestire emozioni che altrimenti rischierebbero di travolgerci. Questo comportamento ha un nome: stimming, abbreviazione di self-stimulatory behavior.

Lo stimming è molto conosciuto nel mondo della neurodivergenza, in particolare nell’autismo e nell’ADHD, ma la verità è che riguarda tutti. È un modo naturale con cui il nostro corpo scarica tensione o cerca equilibrio. Un bambino che dondola avanti e indietro, un ragazzo che gioca con la cerniera della felpa durante un’interrogazione, un adulto che cammina avanti e indietro mentre aspetta una telefonata importante: sono tutti esempi di stimming.

Spesso questi gesti vengono giudicati come strani o fastidiosi. Quanti di noi si sono sentiti dire “smettila di battere il piede” o “non giocherellare con le mani”? Eppure dietro quei piccoli movimenti c’è un bisogno reale: regolare l’ansia, ridurre il sovraccarico sensoriale, gestire un’emozione troppo intensa. Ricordo un’amica che, durante gli esami universitari, non smetteva di arrotolare le cuffiette tra le dita. Diceva che senza quel gesto non riusciva a concentrarsi: era il suo modo di non lasciarsi paralizzare dall’agitazione.

Lo stimming non è un difetto, ma una strategia. Certo, in alcuni casi può diventare così intenso da creare difficoltà nella vita quotidiana, ma il più delle volte è un modo innocuo e intelligente con cui il corpo si prende cura di sé. Invece di combatterlo, possiamo imparare a riconoscerlo e persino a usarlo consapevolmente. Ci sono persone che trovano calma accarezzando un tessuto morbido, altre che usano palline antistress o braccialetti da girare tra le dita, altre ancora che camminano per qualche minuto avanti e indietro per schiarirsi le idee.

In fondo, lo stimming è un linguaggio del corpo che dice: “Sto cercando di stare bene, lasciami fare.” È un invito a guardare con più gentilezza quei piccoli gesti che ci aiutano a restare centrati. E forse, la prossima volta che ci sorprenderemo a muovere nervosamente il piede o a giocherellare con una penna, potremo sorridere e pensare che non è un vizio da correggere, ma un modo che il nostro corpo ha trovato per accompagnarci verso la calma.

Se allarghiamo lo sguardo, possiamo vedere in questi movimenti un atto sacro, un richiamo al legame profondo tra corpo e spirito. Non sono solo “tic nervosi”, ma segnali che la nostra energia cerca equilibrio, che la vita in noi vuole armonia. Ogni gesto ripetitivo è come un piccolo mantra fisico, una preghiera silenziosa che ci ricentra senza parole. È la dimostrazione che il corpo conosce strade di guarigione che la mente spesso dimentica, e che fidarci di questi impulsi non è debolezza, ma un modo di onorare la nostra saggezza interiore.


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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