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Una banca di ricordi felici.

Aggiornamento: 26 ago 2025

C’è un gesto piccolo che può cambiare il modo in cui due persone si tengono la mano nella vita. Un’attenzione minuscola, che non costa nulla ma costruisce un ponte. Un filo d’oro tra due cuori che scelgono di non perdersi nei giorni difficili. Perché ogni relazione, anche la più solida, passa attraverso momenti opachi, incomprensioni, silenzi che graffiano. E proprio per questo, è importante avere un luogo interiore dove tornare. Un luogo fatto di memoria, di luce, di emozione condivisa. Un rifugio costruito insieme. Una banca di ricordi felici.

Non è un’idea poetica. È una pratica. Un gesto consapevole che può diventare abitudine, cura, intenzione. Funziona così: ogni volta che vivete un momento bello, autentico, leggero o profondo — una risata improvvisa, un abbraccio in cucina, un tramonto guardato in silenzio, una canzone cantata male insieme — fermatevi un istante, anche solo con uno sguardo, e dite: “Questo lo mettiamo nella nostra banca della felicità.” Non serve nulla di più. Né spiegazioni, né cerimonie. Solo quella frase, pronunciata come un patto tenero. Come un sigillo invisibile che dice: “Questo vale. Questo voglio ricordarlo.”

Il cervello registra. Le cellule trattengono. La relazione comincia a legare la presenza all’emozione positiva. Senza forzare, senza pretendere. È come se ogni momento felice diventasse una moneta d’oro, silenziosa, depositata in un piccolo scrigno condiviso. E più quello scrigno si riempie, più diventa solido il senso di appartenenza, la fiducia, l’idea che valga la pena camminare insieme anche quando il tempo si fa ruvido.

E quando, inevitabilmente, arriveranno i giorni storti — perché arrivano sempre — allora si può fare una cosa semplice ma potente. Fermarsi, respirare, lasciar cadere l’orgoglio per un momento. E aprire quel cassetto. Rievocare un frammento. Un ricordo che scalda. Un momento che ha significato qualcosa. Un istante in cui ci si è sentiti visti, accolti, vivi. Dire all’altro, anche in mezzo alla tempesta: “Ti ricordi quella sera in cui ballavamo in cucina e non c’era musica?” oppure “Ti ricordi quella volta in cui ci siamo persi in macchina ma ridevamo invece di litigare?” È come se, in quel momento, l’anima tornasse a casa. Come se il cuore si ricordasse perché aveva scelto.

La scienza lo conferma: il semplice atto di richiamare alla mente esperienze positive riduce il cortisolo, allenta la tensione e riattiva il senso di sicurezza emotiva. Ma ancora prima della scienza, lo sapevano già gli anziani che custodivano i ricordi come grani di rosario. Lo sapevano le mani che intrecciavano fili nei giorni bui, per non dimenticare la bellezza. Lo sappiamo anche noi, nel profondo: che a salvarci, spesso, non è la perfezione, ma il poter dire “abbiamo vissuto momenti veri”.

Creare una banca di ricordi felici è un atto d’amore. Non è fingere che tutto sia bello. È scegliere di riconoscere ciò che lo è stato, anche solo per un attimo. È coltivare una memoria che cura. È lasciare che i giorni luminosi illuminino anche quelli grigi. E farlo insieme è già, di per sé, una promessa.


Con presenza, ascolto e amore, Adel



 
 
 

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