Yutori: quando il vuoto diventa bellezza
- Leda Cazzarò

- 19 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

In Giappone esiste una parola che racchiude una filosofia di vita sottile e preziosa: Yutori. Non ha una traduzione perfetta in altre lingue, ma potremmo descriverla come “spazio interiore”, “respiro”, “ampiezza”. È l’arte di non comprimere ogni minuto, ogni gesto, ogni pensiero, ma di lasciare margine. Un po’ come in un giardino zen: non è la pietra o la sabbia a creare armonia, ma lo spazio che c’è intorno.
Viviamo in società che ci insegnano a correre, a incastrare impegni, a riempire agende fino a non avere più aria. Invece Yutori ci invita a fare il contrario: rallentare, semplificare, concedere spazi vuoti perché sia proprio da lì che nasca la bellezza. È prendere il treno con dieci minuti di anticipo per non arrivare trafelati. È lasciare margine tra un incontro e l’altro, per dare respiro alla mente. È scegliere di non reagire subito, ma di restare in silenzio un attimo prima di rispondere.
Ma Yutori non è solo gestione del tempo: è un modo di essere. È coltivare uno sguardo più morbido verso la vita, non rigido, non ossessionato dal risultato. È saper ridere di un errore, accettare un imprevisto, gustare un tè senza fretta. È la capacità di restare calmi anche nella tempesta, perché dentro abbiamo uno spazio di respiro che nessuno può comprimere.
Psicologicamente è un antidoto allo stress: ci ricorda che non siamo macchine da prestazione, ma esseri umani che hanno bisogno di pause per rifiorire. Spiritualmente è un ritorno all’essenziale: scoprire che nel vuoto non c’è assenza, ma possibilità. Nel silenzio non c’è mancanza, ma ascolto.
Forse il dono più grande di Yutori è la libertà: la libertà di non dover sempre spingere, di non dover sempre riempire, di lasciare che le cose si muovano con un ritmo più naturale. Perché a volte, solo quando smettiamo di stringere troppo la vita, la vita comincia davvero a respirare con noi.
Con presenza, ascolto e amore, Adel
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