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Quando ho capito che bastavo a me stessa


Ci sono voluti anni, amicizie finite, relazioni che sembravano promesse e invece si sono trasformate in silenzi, delusioni, ferite e qualche o troppe umiliazioni. Per tanto tempo ho cercato. Cercato attenzioni, cercato approvazioni, cercato quell’amore che pensavo mi avrebbe completata. La ricerca era diventata quasi un’ossessione: ogni incontro aveva il sapore di una possibilità, ogni sguardo la speranza di non sentirmi più sola. Non è necessario dirvi quanto fosse mentalmente sfinente.

Eppure, più cercavo fuori, più dentro restava il vuoto. Ogni persona che credevo giusta, ogni amicizia che pensavo speciale, finiva per togliermi più di quanto riuscisse a darmi. Ricostruirmi diventava ogni volta più difficile, come se a ogni tentativo perdessi un pezzo di me. Eppure non riuscivo a fermarmi: l’idea di riprovarci, di ritentare ancora, mi spingeva a investire tempo, cura, sentimenti e spesso anche denaro in relazioni che mi restituivano solo delusioni e aspettative mancate. Alla fine mi consumavano.

Ad un certo punto ho detto basta. Non ricordo un motivo preciso, forse semplicemente avevo raggiunto il limite. Ho iniziato a pensare che il mio equilibrio non poteva dipendere dagli altri, che il mondo non poteva crollare per l’assenza di una relazione profonda e significativa quanto la volevo io, e di qualunque tipo fosse. Ho capito che il mio mondo non poteva più dipendere da chi mi stava intorno, ma che dovevo imparare a bastarmi anche da sola. Mi spaventava l’idea che ricostruirmi diventasse ogni volta più difficile, e non volevo arrivare al punto in cui non ci sarei più riuscita. Mi sono chiesta: cosa sarebbe accaduto poi? Chi mi avrebbe raccolta la prossima volta? Valeva davvero la pena spingersi fino a distruggermi, per sogni infranti, e per cosa poi?

È stato lì che qualcosa è cambiato. Non è arrivata subito la calma, quella è venuta dopo. Ma ho trovato una nuova consapevolezza: il mio equilibrio doveva nascere dentro di me. Ho iniziato a scoprire le cose che davvero mi piacevano, senza pensare a cosa avrebbero detto gli altri. La mia tisana preferita — Camomilla e finocchio (https://amzn.to/48cpsfy) con un cucchiaino di miele, deliziosa — è diventata un piccolo rito serale. Ho iniziato a leggere i romanzi che amavo davvero, non più libri scelti per sembrare all’altezza o per dimostrare qualcosa, ma storie che mi parlavano anche se a qualcuno potevano sembrare discutibili. Ho seguito ciò che mi affascinava: i Tarocchi, la magia degli Oracoli, le arti esoteriche. Ho studiato chiromanzia e counseling, ho scritto un libro, un piccolo tassello importante del mio cammino (lo trovi qui se ti va di scoprirlo: [https://amzn.to/3KQtssd], ho imparato a mettere in piedi un acquario tropicale, ho costruito da zero un sito internet e persino avviato un negozio online che è fallito l’anno dopo (ma è stato davvero divertente). Mi sono lanciata negli hobby più diversi e stravaganti: gioielli, candele, lampade di carta, sculture con la plastilina. Ho dedicato tempo a tutto ciò che nutriva la mia curiosità e la mia anima. E ho capito che proprio quei gesti, fatti solo per me, erano il primo mattone di una nuova forza interiore.

La solitudine, che prima mi sembrava una condanna, ha iniziato a mostrarsi sotto una luce nuova: non più punizione, ma spazio. Spazio per riconnettermi a me stessa, per ascoltarmi davvero, per scoprire che la mia compagnia non era poi così male. Anzi, ho imparato che è persino divertente stare con me. Ma non è stato immediato. Per anni mi sono portata addosso un senso di colpa latente ogni volta che provavo a prendermi un momento per me. Il bagno caldo diventava “troppo lungo” per qualcuno, perché rischiavo di essere in ritardo con la cena. Il capitolo del libro che avrei tanto voluto continuare veniva rimandato, perché nella mia testa leggere significava togliere tempo alle pulizie o alle esigenze degli altri. Anche accoccolarmi sul divano, avvolta nel mio plaid preferito, per seguire la mia serie preferita, diventava un lusso che spesso sacrificavo: mi alzavo controvoglia, mi preparavo, perché “l’amica mi aspettava” e non volevo deluderla.

Col tempo ho capito che quello non era amore, né per gli altri né per me stessa: era una corsa continua a riempire doveri, a non lasciare spazi. Ho dovuto imparare a riconoscere che quei piccoli rituali quotidiani non erano perdite di tempo, ma gesti di nutrimento. Una tisana calda la sera, una candela accesa al mattino, un libro che mi teneva compagnia senza chiedere nulla in cambio… erano modi semplici per ricordarmi che anch’io contavo.

E pian piano è arrivata la pace. Non tutta insieme, ma a piccoli passi. Ho cominciato a dire “no” senza sentirmi in colpa, a non accettare più compromessi che mi consumavano, a scegliere solo ciò che mi faceva bene. Ho capito che prendermi cura di me non era egoismo, ma necessità. Che il mio silenzio aveva più valore di tante parole dette solo per non restare sola.

Oggi so che la mia felicità non dipende da chi decide di restare o di andarsene. Dipende da me. Dal rispetto che porto a me stessa, dalla capacità di difendere i miei confini, dall’amore che ho imparato a rivolgermi. Ed è una conquista che non vorrei più perdere.

Ci sono giorni in cui basta guardare fuori dalla finestra, respirare a fondo, sentire il sole sulla pelle o ascoltare una musica che calma il cuore per rendermi conto che non mi manca niente. Che la pace è qui, ora. Che la vita è già piena così.

Questo non significa che io viva isolata: oggi nella mia vita ci sono relazioni preziose, poche ma autentiche, persone che scelgo e che mi scelgono con la stessa cura. La differenza è che non mi aggrappo più a chi non mi vede, non mi svendo più per avere un posto accanto a qualcuno. Ho imparato che il valore dei legami non sta nella quantità, ma nella qualità, e che anche un solo rapporto sincero vale più di cento presenze vuote.

Ho imparato che il silenzio interiore vale più di tutti i rumori del mondo. Che il mio valore non dipende da chi mi sceglie, ma da come scelgo me stessa ogni giorno. E che la vera libertà non è correre dietro a chi non mi vede, ma restare ferma, luminosa, nella mia verità.

Forse è questo, in fondo, il regalo più grande che possiamo farci: smettere di credere che la felicità sia nelle mani di qualcun altro, e iniziare a custodirla dentro di noi.


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Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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