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Che ATTITUDINE sei?


Ci sono emozioni che biologicamente durano pochissimo, un minuto o due. Poi spariscono. Quello che le mantiene vive dentro di noi non è la loro intensità, ma la nostra attitudine. In biologia l’attitudine è definita proprio così: la capacità di sostenere un’emozione nel tempo. Se sono felice perché mio figlio mi racconta una bella notizia, quella gioia dura qualche decina di secondi. Ma se la condivido con un’amica, se ci ripenso più volte durante la giornata, se la rivivo a cena mentre lo ascolto raccontarla ancora, quella felicità si prolunga. La sto alimentando io con i miei pensieri. È così che funziona anche con la rabbia, con la tristezza, con la paura: siamo noi a decidere quanto restano accese, quanto continuano ad abitare dentro di noi.

Eppure, mi sono accorta che a volte un’attitudine positiva può dare fastidio agli altri. Ci sono persone che non sanno accogliere una gioia spontanea, un entusiasmo sincero. Ti guardano come se fossi infantile, ti dicono che sei ingenua, che esageri. Non capiscono che non è immaturità: è allenamento. È capacità di sostenere nel tempo una vibrazione luminosa invece di lasciarla spegnere subito. Ma non tutti hanno lo stesso sguardo, e a volte le attitudini si scontrano: c’è chi vive nel pessimismo e non sopporta l’ottimismo altrui, chi coltiva cinismo e deride la leggerezza, chi si rifugia nella critica perché non sa stare nella gratitudine.

Così ho imparato che esistono attitudini positive e attitudini negative, e che non sempre sono compatibili tra loro. A volte si incrociano e si equilibrano, altre volte si respingono. E non è una colpa: è solo che non tutti sono pronti a sostenere lo stesso tipo di emozione.

Ma allora nasce spontanea la domanda: ci si nasce con un’attitudine, o la si allena? Io credo che sia entrambe le cose. C’è chi ha una naturale inclinazione alla fiducia, chi invece porta con sé ferite che lo spingono al sospetto. Ma tutti possiamo allenarci. Ogni volta che scegliamo di ricordare un istante felice, di coltivare un pensiero buono, di ridere anche se la giornata non lo merita, stiamo allenando la mente a sostenere la luce. Ogni volta che lasciamo spazio solo al lamento o alla paura, stiamo rinforzando un’altra attitudine.

La verità è che la nostra vita non dipende da ciò che proviamo in un attimo, ma da ciò che decidiamo di sostenere nel tempo. E a lungo andare, la qualità della nostra esistenza dipende proprio da lì: dall’attitudine che abbiamo scelto di nutrire, giorno dopo giorno.

Un esercizio semplice che mi ha aiutata molto è stato questo: a fine giornata, prima di dormire, ripasso nella mente i momenti più belli, anche se piccoli. Se per te è più semplice, puoi scriverli. Vederli nero su bianco e non più astratti dà loro peso, li rende reali, e ti abitua a riconoscerli. È un gesto piccolo, ma ripetuto ogni sera diventa un allenamento potente: insegna alla mente che non tutte le emozioni meritano lo stesso spazio, che alcune vanno coltivate e altre lasciate andare.

Un’altra cosa che mi ha aiutata, e che ormai faccio istintivamente, è osservare i dettagli di ciò che mi circonda e riconoscere la bellezza con un sorriso. All’inizio sembra forzato e un po’ strano, ma poi diventa naturale. Così l’attitudine smette di essere un destino e diventa una scelta quotidiana.

Una manina che spunta da una carrozzina, una farfalla che svolazza tutta storta, la gonna elegante di una signora, una pozzanghera che sembra un cuore, l’adesivo buffo incollato dietro l’auto davanti, persino il rumore cigolante del mio parabrezza che rimando sempre di cambiare… di cose belle intorno a noi ce ne sono infinite. Dobbiamo solo imparare a riconoscerle: piccole, imperfette, ma autentiche.


Se questo tema ti risuona e senti di voler approfondire, ti lascio alcuni articoli che possono accompagnarti nel tuo cammino interiore:


Con presenza, ascolto e amore, Adel

 
 
 

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